A Verona riprende vigore l’idea di un museo per esaltare il valore culturale del vino

Il Museo Internazionale del vino a Verona, sempre più realtà. Un’idea che da due anni a questa parte si è rafforzata e che negli ultimi mesi si è fatta sempre più concreta.

La Fondazione Museo del Vino Muvin, nata nel 2022, si è fatta promotrice di questa iniziativa rendendo noti il concept plan, il piano industriale e un’analisi sull’impatto del progetto a livello locale e regionale.

Un progetto che complessivamente può sviluppare un indotto di oltre un miliardo di euro in 10 anni, questa la portata del progetto promosso per il Museo Internazionale del Vino di Verona. La Fondazione ipotizza di coprire l’investimento iniziale, pari a 15 milioni, per un terzo con finanziamenti a fondo perduto coinvolgendo il Ministero della Cultura e per i restanti due terzi con un finanziamento bancario ed equity in parti eguali.

Un unicum nel panorama nazionale

Il Museo Internazionale del Vino di Verona si presenterebbe come un unicum nel panorama museale nazionale. Sarebbe, infatti, il primo in Italia con l’ambizione di diventare un centro capace di coniugare cultura, tradizione, economia e innovazione, facendo del vino un protagonista del patrimonio italiano e internazionale. Il progetto sarà completato ad inizio 2025, e successivamente passerà dalla fase progettuale a quella realizzativa. Sono ancora diverse le incognite, non è, ad esempio, stato definito il luogo dove sarà realizzato, benché vi siano due aree candidate privilegiate, una delle quali di fronte alla fiera. Gli esperti sono al lavoro per definire i dettagli.

Un team internazionale

Un team scientifico di caratura internazionale costituito da personalità provenienti da diversi ambiti culturali che collaborerà con il Comitato scientifico della Fondazione composto da esperti italiani: il professor Diego Begalli, presidente Fondazione Muvin e Prorettore Università di Verona, sulla base di un’analisi condotta dall’Economic Living Lab, spin-off dello stesso ateneo, ed i professori Maurizio Ugliano, Nicoletta Zerman e Roberta Garibaldi, il Master of Wine Andrea Lonardi ed Emanuela Panke, Presidente dell’Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Iter Vitis Les Chemins de La Vigne dal 2018. Sei le personalità del team internazionale: Marion Demossier (University of Southampton), Jacqueline Dutton (University of Melbourne), Graham Harding (University of Oxford), Jennifer Smith Maguire (Sheffield Business School, Sheffield Hallam University), Olivier Jacquet (University of Burgundy, e ricercatore Unesco Chair Culture and Traditions of Wine), e il Master of Wine Steve Charters (Burgundy School of Business di Digione). Proprio quest’ultimo – tra l’altro autore del libro “Wine and culture” – coordinerà il team dei curatori scientifici del progetto.

La ricaduta economica sul territorio

L’impatto diretto e indiretto sull’economia che il nuovo hub culturale avrà sul territorio della provincia ammonterà a circa 700 milioni di euro in 10 anni. La ricaduta sul sistema regionale e multi regionale raggiunge invece i 300/400 milioni di euro con un moltiplicatore di 1 a 30, se consideriamo che l’investimento complessivo sarà nell’ordine di 20 milioni di euro.

Verona e il valore culturale del vino

A differenza di altri percorsi museali dedicati al vino in Europa e nel mondo, questo progetto si contraddistingue per il fatto che il focus sarà sul valore culturale del vino. In quest’ottica Verona si configura come luogo naturale per un hub con questa ambizione. Verona è già capitale del vino grazie ai suoi importanti territori vitivinicoli, si trova in Veneto, regione italiana leader della produzione di vini a denominazione, e, ultimo, ma non ultimo, città che ospita Vinitaly, l’evento di riferimento mondiale del vino.

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