La distruzione del vigneto sperimentale di viti di Chardonnay dell’Università di Verona a San Floriano di Valpolicella, avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 febbraio per mano di ignoti, rappresenta un grave danno per la ricerca nel settore vitivinicolo e in particolare di quella portata avanti dall’Ateneo scaligero.
Era la prima messa a dimora in campo di viti Tea (ottenute tramite Tecnologie di Evoluzione Assistita) in Europa a confermare l’avanguardia internazionale della ricerca in campo vitivinicolo svolta dal gruppo di genetica agraria dell’Università di Verona. Le viti Tea erano rese resistenti alla peronospora grazie alle tecnologie di evoluzione assistita, uno degli strumenti più avanzati del miglioramento genetico. Una sperimentazione tesa dunque ad ottenere risultati che permettano la riduzione di fitofarmaci per combattere una delle fitopatologie più diffuse nei vigneti.
Il campo, allestito dallo spin off di ateneo EdiVite, all’interno del vigneto, era stato regolarmente autorizzato dall’autorità competente nel rispetto delle normative vigenti. Per i genetisti agrari, questo campo rappresentava un laboratorio a cielo aperto, essenziale per valutare il valore fenotipico dei risultati ottenuti dopo anni, talvolta decenni, di ricerca nei laboratori di genetica e biologia molecolare.
La distruzione del vigneto sperimentale di viti di Chardonnay dell’Università di Verona: un grave danno per la ricerca nel settore vitivinicolo
“L’atto vandalico è stato grave e al momento non sappiamo se e quando la sperimentazione potrà ripartire”, spiega in una nota dell’Ateneo David Bolzonella, direttore del dipartimento di Biotecnologie dell’università di Verona. Le viti Tea oggetto della sperimentazione sono frutto di una lunga attività scientifica del gruppo di genetica agraria del dipartimento di Biotecnologie che applica moderni approcci di miglioramento genetico. Le piante Tea sono ottenute modificando in modo preciso una specifica sequenza di Dna, senza alterare l’assetto genetico o inserire sequenze esogene. È attualmente in corso di definizione la nuova proposta europea che le differenzia dall’attuale definizione di Ogm. Le viti oggetto della sperimentazione, più resistenti alle malattie, come da prove condotte nei laboratori, devono essere valutate in pieno campo per stabile la loro reale resistenza per ridurre l’impiego di fitofarmaci, a beneficio, quindi, della salute umana e della sostenibilità ambientale”.
